Colchicum alpinum subsp. parvulum - Colchico alpino minore - ATLANTIDES: Miscellanea di Ambiente, Natura, Cultura

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Colchicum alpinum subsp. parvulum - Colchico alpino minore

Colchico alpino minore

          E' una pianta erbacea perenne, Geofita bulbosa per il sistema Raunkiær, appartiene alla famiglia delle Colchicaceae.
Questa specie si contraddistingue per un ciclo vegetativo piuttosto singolare, tuttavia rilevabile anche nella maggior parte delle specie del genere Colchicum. La fioritura avviene nel periodo autunnale quando l'unico segno della presenza della pianta sono i possibili resti delle foglie secche del ciclo precedente. Le nuove foglie inizieranno a svilupparsi durante la successiva stagione invernale. I frutti sono poi portati a maturazione alla fine della primavera. In concomitanza con la maturazione dei frutti le foglie seccano e le piante vanno in quiescenza. Saranno pronte per un nuovo ciclo che inizia dopo le prime piogge autunnali. Le specie, le cui foglie si sviluppano successivamente alla fioritura, sono chiamate "isteranti". Quelle che invece le hanno già presenti sono dette "sinanti".
La parte perenne è sotterranea ed è costituita da un bulbo ovoidale, piuttosto allungato, ricoperto da tuniche esterne marrone scuro un po' grossolane e in via di disfacimento. Quella interna è invece sottile, lucida e di colore marrone chiaro. Le tuniche si prolungano nel gambo per alcuni centimetri. Successivamente, la parte interna (il tubo del perigonio) continua ad essere protetta fin quasi al livello del terreno da un catafillo (una membrana di colore bianchiccio) che raramente  appare visibile senza scalzare un po' la pianta. Il diametro del bulbo è di circa dieci millimetri.
Le foglie sono generalmente due o tre lanceolate-lineari, sono lunghe circa dieci centimetri e larghe un centimetro nel punto massimo presso la parte centrale, l'apice è sub-acuto. Talora appaiono di forma triangolare poiché l'inserzione (e la parte iniziale più ristretta) tendono a rimanere interrate. Il loro sviluppo varia da prossimo al terreno a sub-eretto. Talvolta possono essere presenti alcune foglie secondarie di forma più strettamente lineare. La superficie delle foglie è lucida,  glabra, di colore verde chiaro.
I fiori sono generalmente solitari e anche quelli che appaiono in copia, o in gruppo, potrebbero appartenere a piante differenti che vegetano appressate, come si deduce osservando le immagini con le foglie. I fiori si elevano fino a quattro-sei centimetri sopra il livello del suolo sorretti dal tubo del perigonio.
La parte non sotterranea del tubo del perigonio ha un diametro di circa due millimetri ed è di colore verdastro e di lunghezza variabile, fino a circa quattro centimetri..
Il perigonio è imbutiforme (ma in piena antesi può assumere una forma stellare, o quasi) ed è composto da sei tepali oblunghi ad apice ottuso. Il colore è variabile, dal rosa chiaro al rosa-violaceo intenso e sono percorsi da (circa) sette vene lineari parallele. L'altezza del perigonio è piuttosto variabile e può giungere a circa venticinque millimetri.
Il perigonio racchiude gli organi sessuali composti da sei stami con le antere di colore giallo e da tre stili bianchicci. L'altezza degli stili varia da sub-eguale agli stami fino a superarli abbondantemente e raggiungere, o anche oltrepassare, in piena antesi, la metà dei tepali. Sono caratterizzati dagli stimmi leggermente uncinati e decorrenti. Come si può osservare dalle immagini, questa caratteristica non è sempre facilmente osservabile a causa dell'inquadratura, delle minuscole dimensioni o dell'apice dello stimma facilmente deteriorabile. Per questi motivi lo stimma può apparire "a capocchia" o solo leggermente unilaterale.
Il frutto è formato da una capsula trigona di forma ellittica ad apice acuto. E’ lunga fino a venti millimetri, larga circa sette e si sviluppa al livello del suolo. A maturazione completa si apre parzialmente solo nel tratto della cuspide.
Questa breve descrizione e le immagini allegate si riferiscono ad alcune popolazioni rinvenute a ottocento-millecento metri di altitudine nel settore centro-settentrionale della Sardegna. Il substrato è siliceo e l'ambiente fresco-umido.

Nota di Botanica sistematica
La separazione di Colchicum alpinum subsp. parvulum dalla sottospecie nominale effettuata da Tenore M. ¹) su una popolazione rinvenuta sulle montagne del Pollino (Basilicata)  è tutt'ora un po' controversa e non sempre accettata.
Cercando di approfondire il problema, si fa riferimento all'opera di D'amato F. ²) che sembra essere il lavoro più preciso e dettagliato sul genere Colchicum presente in Italia e in particolare su Colchicum alpinum.
D'Amato ritiene che non si debba separare la varietà parvulum per le dimensioni minori perché non rileva alcuna discontinuità nelle dimensioni e che esemplari di dimensioni molto ridotte  sono presenti in numerose località in aree dove vegeta Colchicum alpinum.
Osservando le immagini allegate delle piante fiorite, si possono osservare esemplari di dimensioni scalari senza soluzione di continuità. L'impressione è che i fiori continuino a svilupparsi dall'inizio della fioritura fino all'antesi completa. Aggiungo, non sono stati individuati esemplari con "lacinie perigoniali...lunghe fino a 3,5 cm." (op.cit.) che produrrebbero un fiore assai vistoso con un diametro, in piena antesi, di sei-sette centimetri.
Un'altra caratteristica che  potrebbe discriminare Colchicum alpinum subsp. parvulum dalla sottospecie nominale è la forma dello stimma. In D'Amato (op.cit.). è riportato "stimma a capocchia leggermente unilaterale (!)", descrizione confermata anche da un fotografia allegata.
Le piante descritte in questa pagina hanno invece lo stimma decorrente e leggermente uncinato. Questa caratteristica, pur con i mezzi moderni, per i motivi già esposti non è sempre chiaramente visibile e facilmente documentabile sul campo, ancor meno doveva esserlo ai tempi del prof. D'Amato.
Per le ragioni esposte, si è ritenuto opportuno considerare Colchicum alpinum subsp. parvulum  come entità distinta dalla sottospecie nominale. In attesa che studi approfonditi, sulla scia del lavoro del prof. D'Amato, chiariscano meglio la situazione.

¹) Tenore M. Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata e della Calabria citeriore effettuato nel 1826. Napoli. 1827: 120
²) D'Amato F. Revisione Citosistematica del genere Colchicum. III. Cariologia, Vol. X, n.1, 1957: 111-151
(15 giugno 2018)





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