La Scala di San Giorgio - ATLANTIDES: Miscellanea di Ambiente, Natura, Cultura

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La Scala di San Giorgio

Natura
Visione panoramica dell'area della "Scala di San Giorgio"


    In Sardegna, con il termine "Scala" generalmente s’intende una strada, una mulattiera o un sentiero piuttosto ripidi che raggiungono un passo montano o la parte alta di una montagna. Con questo significato si ritrova in vari toponimi riportati nelle carte geografiche. Non corrisponde quindi, in maniera letterale, all'italiano "Scala", tuttavia si può rilevare una certa affinità concettuale.
Nel caso in esame, la Scala di San Giorgio, che è ora asfaltata, doveva essere in passato una mulattiera che, partendo a monte dell'abitato di Osini (Ogliastra) permetteva di raggiungere e superare la parte alta del "tacco". (In Sardegna sono chiamate in questo modo le formazioni carbonatiche caratterizzate da ripide pareti che delimitano aree pianeggianti e piccoli altipiani. Con termine propriamente sardo, queste formazioni sono dette anche "toni" e "tòneri".)
La parte più caratteristica della Scala di San Giorgio e il tratto finale caratterizzato da uno stretto tornante che s’insinua tra ripide pareti rocciose. E’ un passaggio obbligato indispensabile per raggiungere e superare la parte alta della montagna. Si tratta, sostanzialmente, di un vero e proprio passo montano situato a circa novecento metri di altitudine. Nell'antichità, e in assenza di altre strade, questo passaggio doveva avere una certa importanza perché permetteva un collegamento di quest'area della Sardegna con l'interno dell'isola. Infatti, pare che in epoca romana questo passo montano fosse presidiato da un avamposto, la sua esistenza è tuttora testimoniata dalla presenza di frammenti di terracotta nel tratto di falesia prospiciente l'abitato di Osini.

San Giorgio vescovo era nativo di Cagliari e visse nell'undicesimo secolo, già in giovane età fu nominato vescovo di Suelli (CA) nella cui giurisdizione ricadeva anche il territorio dell'Ogliastra. Non è da confondersi con il più conosciuto San Giorgio martire del terzo secolo, il santo cavaliere che, secondo la tradizione, uccise il drago. Non rimangono molte notizie sulla vita di San Giorgio vescovo. Si sa che si recò varie volte in Ogliastra per l'adempimento del suo magistero. Il ricordo dei suoi viaggi e delle opere è testimoniato da varie chiese e cappelle che gli sono dedicate. A ciò si aggiunge che San Giorgio è considerato il patrono della diocesi di Lanusei (Ogliastra).
La principale fonte di riferimento è la "Legenda sanctissimi presulis Georgii Suellensis” scritta all'inizio del dodicesimo secolo, quindi poco dopo la sua morte, da un sacerdote della chiesa di Suelli. San Giorgio, a cui sono attribuiti numerosi eventi miracolosi, è descritto con un alone di leggenda e di santità, segno del carisma che già doveva avere in vita. In particolare, la "Legenda" narra due fatti miracolosi riferiti proprio alla località della Scala di San Giorgio. Il santo vescovo, grazie alle sue preghiere, ottenne che nella montagna che era necessario aggirare con un lungo cammino, si aprisse un varco per permettere un più agevole passaggio delle persone. Inoltre, nello stesso posto, sempre grazie alle sue preghiere, fece sgorgare una fonte d'acque per dissetare i viandanti. Fin qui la "Legenda".
Ma le leggende non sono da intendere in senso letterale, risulta più opportuno cercare il loro significato nascosto considerando che, se sono nate, qualche "segno" deve esserci pur stato.
Proviamo mentalmente a tornare indietro di novecento anni e di immedesimarci nelle persone che realmente conobbero San Giorgio, il vescovo che veniva per loro da lontano. Certamente le sue visite erano accompagnate da attesa, dal fascino e dal carisma dovuto alla sua fama che doveva suscitare in queste popolazioni montane. Accentuati anche dai paramenti vescovili con la mitra in testa che indossava durante le cerimonie solenni.
Può essere quindi considerato plausibile che, dopo la sua morte, queste persone ne abbiano scorto l’immagine nella sagoma di roccia, disposta proprio lungo questo tratto difficile di cammino che il santo vescovo ha percorso più volte.
Forse nacque in questo modo la dedica del passo montano a San Giorgio. In questa dedica si potrebbe anche cogliere un desiderio di protezione considerando che questo stretto cammino poteva nascondere dei pericoli, come dimostra la presenza dell'avamposto romano a cui si è già accennato.
Per quanto riguarda la sorgente citata dalla "Legenda", si può ipotizzare che, considerata la tipologia del terreno, possa essersi dispersa. Oppure che il riferimento sia alla sorgente che si trova tuttora lungo la strada poco più a valle. Ma, in assenza di elementi concreti, può essere considerato un elemento secondario.
A questo punto rimando alle fotografie allegate. Naturalmente dipende dalla predisposizione mentale, ma penso che, magari con un po’ di sforzo, nella roccia si possa cogliere la figura di un vescovo con la mitra in testa. Andando sul posto, bisogna cercare il punto più adatto per porsi nella prospettiva giusta, ma penso che ne valga la pena. Per un momento si avrà la stessa sensazione che (ho immaginato) abbiano avuto gli antichi frequentatori di questo sito.
In una foto ho inserito, un po' anche come termine di paragone, l'immagine della piccola statua di San Giorgio con la mitra in testa ripresa alcuni anni fa nel medesimo sito. La statua era posta parecchio in alto nella parete rocciosa per cui non risalta molto la forma della mitra. Tuttavia, mi è sembrata l'occasione giusta per documentare questo quadretto ormai non più esistente.
Quanto esposto è solo un'ipotesi da considerare come un semplice contributo, si spera positivo.
Visione d'insieme della gola e dello stetto tornante che costituiscono la Scala di San Giorgio. Al centro, la caratteristica roccia



La roccia centrale che richiama la figura ieratica di un vescovo con la mitra in testa



Ancora la roccia centrale che richiama la figura ieratica di un vescovo con la mitra in testa



La roccia centrale che richiama la figura ieratica di un vescovo con la mitra in testa. Nell'inserto la piccola statua di San Giorgio con la mitra in testa così come era disposta alcuni anni fa nella parete di fronte alla roccia centrale
Un altro aspetto degno di nota che valorizza ulteriormente questo sito è la flora che vegeta, talora in posizioni impossibili, nelle pareti rocciose.
Si può citare, ad esempio, la lingua cervina (Phyllitis scolopendrium), una felce dalle foglie intere di un luminoso colore verde che cresce negli angoli più umidi e ombrosi. Oppure l'elicriso sardo (Helichrysum saxatile), un'asteracea dalle ombrelle di fiori color giallo-oro endemica dei rilievi carbonatici della Sardegna centro-orientale. E' invece un endemismo sardo-corso la finocchiella di Boccone (Seseli praecox), un'ombrellifera affine al finocchio marino (Crithmum maritimum). Su queste pareti rocciose cresce anche la cinquefoglia penzola (Potentilla caulescens subsp. nebrodensis), una rosacea dai fiori bianchi e dalle foglie digitate suddivise in cinque segmenti.

Come si può dedurre da queste poche righe, la Scala di San Giorgio è un sito con caratteristiche naturali e storico-religiose complesse e dal fascino particolare che richiedono, per essere colte, un momento di pausa e di riflessione in più.
(14 febbraio 2017)



Phyllitis scolopendrium (Lingua cervina)


Helichrysum saxatile (Elicriso sardo)
Potentilla caulescens subsp. nebrodensis (Cinquefoglia penzola)


Seseli praecox (Finocchiella di Boccone)
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