La stele di Ilbono - ATLANTIDES: Miscellanea di Ambiente, Natura, Cultura

atlantides.it
Vai ai contenuti

Menu principale:

La stele di Ilbono

Testi > Approfondimenti Archeo

Tra le colline a valle dell’abitato di Ilbono (NU), in un’area che testimonia una millenaria presenza e antiche pratiche agricole dell’uomo, tra gli immancabili uliveti, giace una stele di granito grigio di epoca neolitica (2000-6000 a C.).
Ha una forma che potremmo definire "a goccia". E’ alta circa due metri, la base è uniformemente piana ed è lunga un metro e sessanta centimetri e larga uno.
Ora è posta in posizione quasi orizzontale. Tuttavia, l’ampia base perfettamente piana porta a pensare che originariamente essa fosse in posizione verticale, magari su un masso che fungesse da basamento. A breve distanza da essa, a un livello  poco superiore, individuiamo un grande masso appena affiorante dal terreno che mostra un’ampia superficie piana e orizzontale, idoneo, quindi, per essere considerato l’antico basamento della stele. Ha una forma molto simile a quella della  stele ed è lungo tre metri e largo due nel suo punto massimo. E’ orientato esattamente con la cuspide verso il nord, mentre la parte più larga è prospiciente al ciglio della piccola scarpata. Apparentemente è nel suo stato naturale,  ma le corrispondenze che lo accostano alla stele e lo rendono idoneo a essere il suo basamento, sono molte e forse non tutte casuali: ha pressoché la stessa forma, è perfettamente orizzontale, è largo a sufficienza per la base della stele, è  orientato in senso nord-sud.
Presupponendo che la stele sia ancora nella posizione in cui è caduta (ma non è da escludere che sia stata spostata a causa dell’uso agricolo del terreno), essa era verosimilmente posta nella metà posteriore del masso e orientata con le  incisioni verso la cuspide del basamento e quindi verso il nord.
Seguendo questa ipotesi, i partecipanti alle cerimonie si sarebbero posti sullo stesso livello del basamento, rivolti verso il mezzogiorno.
Nella posizione inversa, che sembra meno probabile, ma non da escludere, gli antichi astanti si sarebbero trovati su un piano decisamente inferiore alla stele e orientati verso il settentrione.
Le altre due posizioni, con la stele posta in senso longitudinale, sono da escludere sia per la vicinanza della scarpata sia per l’asimmetria che si verrebbe a creare tra la stele e il suo basamento.
Abbiamo provato a realizzare un rapido fotomontaggio, che alleghiamo, e che rappresenta quella che sarebbe potuta essere la posizione della stele varie migliaia di anni prima di Cristo.
Si presume che da questa stabile posizione, in qualche frangente, sia stata volontariamente rovesciata e fatta cadere nella piccola scarpata sottostante dove giace tuttora.
(Per ipotesi, potrebbero essere stati gli stessi costruttori della vicina tomba di giganti. Essi che non si son fatti problemi a utilizzare come conci per la loro opera, pietre lavorate di epoca neolitica provenienti, forse, proprio da questo sito).
L’aspetto veramente interessante che ci ha portato a realizzare queste pagine è la presenza, su un lato piano della stele, di numerose incisioni, singolari per la forma e misteriose per il significato. Del loro numero esatto non siamo sicuri  perché la superficie è coperta dai licheni e alcune sono poco visibili. Sono di varia grandezza e disposte senza un vero ordine rigoroso. Si può presumere che siano state incise procedendo dall’alto verso il basso e, forse, da sinistra  verso destra.  Rimane libera un’ampia porzione nella parte inferiore, al centro e a sinistra.
Tutto fa supporre che la maggior parte delle incisioni siano state eseguite dopo l‘innalzamento della stele, da persone diverse e in tempi successivi, presumibilmente in occasione di eventi particolari. Per questo motivo, il loro numero ha per  noi poca importanza. Ci incuriosisce, invece, il loro possibile significato.
Le incisioni rappresentano ripetitivamente il medesimo soggetto. Prendiamo come riferimento il simbolo posto in basso a destra che è più nitido degli altri e, forse, l’ultimo a essere stato inciso. E’ alto trentasei centimetri e largo  ventinove e ha una caratteristica, e voluta, forma "a goccia" rovesciata. Anche la stele e il suo presunto basamento hanno una forma "a goccia". Potrebbero solo singolari coincidenze, ma rimane il dubbio che tutto ciò non sia casuale.
Sinteticamente, il simbolo è composto da tre cerchi concentrici di cui, quello esterno a forma di goccia, gli altri due circolari ma un po' ellittici. Al loro centro è scavata una piccola coppella. Una scanalatura attraversa i due cerchi interni  fino a congiungersi con la coppella. I due cerchi s’interrompono in corrispondenza della scanalatura, per cui essa non comunica con i cerchi ma solo con la coppella. Non comunica neanche con l’esterno, essendo separata dal setto che divide  l’ultimo cerchio da quello successivo, proprio nel punto in cui si forma l’apice della "goccia". E' importante soffermarsi sui particolari perché niente sembra sia stato lasciato al caso. Ad esempio, nel punto in cui il canale si congiunge  con la coppella, è stato lasciato un piccolo gradino, l’abbattimento del quale avrebbe deformato la sagoma della coppella infrangendone la sua unità. Oppure, il setto che separa il cerchio più interno, quello che contiene la coppella,  è più basso degli altri.
Da questa descrizione, dalle fotografie allegate e dal ricalco delle scanalature, si capisce subito che le incisioni non rappresentano agli occhi di uomini giunti molte migliaia di anni dopo, qualcosa di facilmente intuibile. E’ più logico pensare  che siano piuttosto dei simboli che noi proviamo a interpretare esponendo tre ipotesi.
1) Le incisioni potrebbero essere la rappresentazione schematica di una capanna con al centro il focolare (la coppella) al quale si accede attraverso il passaggio lasciato tra i filari di pietra dei muri.
Seguendo questa ipotesi, i vari simboli sarebbero ognuno la rappresentazione di una capanna o, per estensione, di un nucleo famigliare di un villaggio.
L’incisione dell’effigie della propria capanna nella stele poteva rappresentare sia il rafforzamento del senso di appartenenza al villaggio sia la ricerca della protezione degli spiriti. Da questo punto di vista, non bisognerebbe considerarla  semplicemente come una stele, ma un betile, o betilo (dall'ebraico beth-el, cioè Casa di Dio). Quindi, una pietra sacra in cui dimorava la divinità demandata a salvaguardare  il villaggio e i suoi abitanti.
2) Un altro approccio interpretativo potrebbe essere quello di considerare le incisioni come una riproduzione stilizzata dell’apparato sessuale femminile. O meglio, calandoci in una mentalità più consona al periodo sociale e culturale, dell’apparato riproduttivo femminile.
Le possibili corrispondenze anatomiche sono piuttosto evidenti e non occorre dilungarsi oltre. Si può aggiungere, invece, che questa interpretazione spiegherebbe la forma a "a goccia rovesciata" del cerchio esterno. Essa potrebbe rappresentare il ventre  femminile che racchiude nel suo interno l’apparato riproduttivo.
Anche in questo caso, la stele si trasformerebbe in un betile posto in un’area dedicata ai riti di iniziazione delle giovani donne e future madri, e alle cerimonie per invocarne la fecondità.
3) La terza ipotesi è suggerita dalle piante di alcune tombe della necropoli di Pranu Mutteddu (Goni-CA), in particolare le tombe I e III. La corrispondenza fra le incisioni della stele di Ilbono e la pianta reale di queste tombe (anch’esse del periodo neolitico) è sorprendente.
La conservazione delle tombe di Pranu Mutteddu risente dei molti millenni trascorsi, tuttavia se ne può desumere facilmente la pianta. Sostanzialmente è formata da vari cerchi concentrici di pietre o muri a secco, in quello più  interno è posto il loculo al quale si accede attraverso un corridoio che interseca i cerchi di pietre. E’ da notare che, ovviamente, quest’accesso alla tomba doveva essere chiuso verso l’esterno. Questa pianta è esattamente  riportata nelle incisioni della stele, compresa la chiusura verso l’esterno del corridoio di accesso al loculo e, volendo sottilizzare, compreso anche il piccolo gradino tra la scanalatura e la coppella. Così come la scanalatura non infrange  il bordo della coppella, così il corridoio si ferma sul bordo del loculo. Anche il livello più basso dell’anello che contiene la coppella corrisponde al livello inferiore del loculo e del suo anello rispetto al cerchio successivo.
Se fosse vera questa ipotesi, si potrebbe immaginare la stele, o meglio, il betile, innalzato al centro di una piccola necropoli. In questo caso, le incisioni rappresenterebbero le singole tombe la cui custodia era raccomandata alla  divinità, o spirito, che vi risiedeva.




La stele di Ilbono

La stele come si trova oggi, all'ombra di alcuni ulivi


La stele di Ilbono

Le incisioni della stele sono state spennellate con acqua per renderle più evidenti


La stele di Ilbono

L'aspetto tozzo della stele e l'ampia base


Incisione della stele di Ilbono

L'ultima incisone a destra in basso, quella più nitida


Incisione della stele di Ilbono

Un'altra incisione ricoperta dai licheni


Incisione della stele di Ilbono

Ricalco di un'incisione eseguito in loco


Pranu Mutteddu, tomba I°

La tomba I di Pranu Muttedu (Goni-CA), la pianta sembra essere identica alle incisioni della stele. Purtroppo manca il corriodoio di accesso al loculo che è andato distrutto


Pranu Mutteddu, tomba III°

La tomba III di Pranu Muttedu (Goni-CA), il corridoio che raggiunge il loculo.
Questo particolare manca, perchè andato distrutto, nella tomba I


Presunto basamento della stele di Ilbono

Il masso che potrebbe essere stato il basamento della stele (che si intravede in fondo dietro il masso).
La prospettiva fotografica esalta le dimensioni della parte anteriore (in primo piano) che nella realtà è molto più stretta di quella posteriore


Ricostruzione della stele di Ilbono

Ipotetica ricostruzione della stele sul suo basamento. Da quesa posizione è stata rovesciata all'indietro e verso sinistra facendola cadere nella piccola scarpata sottostante

         Certamente, queste riflessioni possono essere considerate poco più che fantasie. Tuttavia si è cercato  di seguire una metodologia,  per quanto possibile,  scientifica. Si è fatto riferimento esclusivamente agli indizi concreti che le incisioni possono offrire, rapportati all’ambiente socio-culturale delle popolazioni del neolitico.
Per correttezza epistemologica, in attesa di studi più approfonditi e autorevoli, abbiamo preferito chiamarla con il nome generico di stele di Ilbono (dal nome del paese nel cui territorio ricade) anche se per noi è certamente un betile. Avremmo anche voluto chiamarla con il nome della località in cui si trova, ma lo abbiamo evitato, sia per la sua tutela, sia per mantenere fede alla promessa fatta alla persona  che ci ha accompagnato, cioè di non divulgare il sito in cui si trova.

(28 novembre 2011)




Torna alla pagina:
Indice Archeo




 ON TOP
Copyright www.atlantides.it 2008÷2017 All rights reserved
Torna ai contenuti | Torna al menu